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Il Servizio Civile per i quartieri Zisa e Danisinni

DANIELE MONTELEONE, 12 novembre 2017

servizio svolto dal 10 ottobre 2016 al 09 ottobre 2017

Il mio diario del Servizio Civile è il documento che rispecchia più fedelmente tutto quello che ho vissuto e pensato nell’arco dei 365 giorni vissuti dentro questa grande esperienza nella quale mi sono addentrato con grande volontà e voglia di fare. Il titolo è naturalmente un hashtag, per il carattere virtuale e “social” che ha avuto questo racconto frammentario di momenti di vita nel mio lavoro per la Onlus ‘Al Azis’. Nel cuore del quartiere Zisa di Palermo, ho provato a entrare, oltre che col corpo, con la mente all’interno di una comunità – una famiglia oserei dire – che fonda il proprio rapporto con il prossimo sulla fiducia, sulla “scommessa senza quotazione” che si può migliorare una periferia disagiata con il duro lavoro. Regalare ottimismo e permettere la visione delle opportunità non costa nulla; il mio lavoro, e quello degli altri operatori al Centro Tau come a Danisinni, è stato “solo” infondere la speranza che si possono fare atti da grandi persone senza necessariamente essere persone grandi. Qui riportati alcuni giorni su tutti i 240 trascorsi a destreggiarmi tra bambini più o meno cresciuti per un’esperienza che va consigliata e incoraggiata, soprattutto quando si tratta di enti e strutture che garantiscono una reale “lezione di vita” e quasi una prova da superare per se stessi e per gli altri. Giorno 1 – I bambini urlano, chiedono, scrivono, chiamano. Mi è stato suggerito di contare +1 (e non -364). Giorno 3 – A volte anche un bambino riesce a dire «spengo il computer, mi annoia. Voglio giocare a nascondino!». E in quel momento vedo il miracolo. Giorno 9 – Ci dimentichiamo tutti, nessuno escluso, che abbiamo avuto sempre l’alternativa disponibile per coltivare le nostre passioni. Mentre nell’assenza di alternative i talenti rimangono nascosti. Ma quando emergono sono stupefacenti. Il talento non è necessariamente accademia, e viceversa. Giorno 17 – «Che situazione hai lasciato là in Costa D’Avorio?» «Non ho più nessuno. Molti di noi non hanno più i genitori, ad alcuni manca il padre, ad altri la madre. Il resto della famiglia… diviso». Questa la storia di un ragazzo tradito per soldi, imprigionato e scappato dalle carceri libiche, sette ore attraverso il deserto, per tentare la sorte in mare. Credo non serva aggiungere altro. Giorno 23 – Alla fine della settimana ed alla fine di tutti i calcoli per il “monte ore” non rimangono che i memorabili attimi che riesci a fissare e incorniciare. Il piccolo Jake di sette anni afferma con tono severo e saggio «prima di agire devi pensare» disapprovando una reazione colorita di un adolescente. Giorno 55 – L’anno nuovo inizia con una medaglia d’oro. La medaglia più bella che abbia mai ricevuto perché l’hanno vinta i bambini col lavoro di squadra. Io la mia caccia al tesoro la continuo a fare finché non troverò il premio più prezioso: Danisinni bella e visibile al resto dei Palermitani. Giorno 57 – L’ostilità percepita da un bambino da parte di un adulto è causa di inevitabile scontro e violenza verbale. Gli adulti funzionano alla stessa identica maniera. Ma sono peggio. Sarebbe assurdo pensare che razionalità e buon senso siano calcolabili solo in base all’età anagrafica. Giorno 76 – Nel momento in cui, passeggiando per gli stanzoni della Zisa, rimbombano tra le mura chiacchierate in italiano e in arabo, rifletto sul mix di culture che non è una cavolata per tenerci buoni tutti: è il mondo che è così, e non possiamo farci proprio nulla. Per alcuni rappresenta “il bello del mondo”, ad altri invece deve piacere, punto. Giorno 240 – È arrivato il 365esimo giorno dall’inizio del viaggio, il 240esimo tra corridoi colorati, nel baccano puerile di cui avevo perso memoria. Sono momenti che devono avere una colonna sonora, una melodia che accompagna la camminata o una canzone che parla di nuovi orizzonti che si prospettano per il protagonista della storia; si tratterebbe di scene di addio tra le lacrime con una folla che applaude in slow motion sotto una pioggia di coriandoli e saluta i partenti gasati per tutto il trambusto. La realtà invece è un devastante silenzio coperto dai rumori di un luogo che indifferente continua ad esistere. Sollevando il capo, un accenno di sorriso. Quante stupidaggini penso quando rimango un attimo muto in solitudine! Ma è un finale vero, come tutto questo anno di Servizio Civile.

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