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GENERAZIONE CULTURA

SILVIA CONTRO, 05 novembre 2017

servizio svolto dal 07 novembre 2016 al 06 novembre 2017

GENERAZIONE CULTURAA volte bisogna essere sinceri. Un anno fa, quando ho fatto richiesta per diventare volontaria del Servizio Civile, cercavo soprattutto un lavoro. Quest’Italia non era quella che mi aspettavo di dover vivere, alla soglia dei trent’anni. Al liceo sognavo una me venticinquenne, in carriera e con un casa da poter chiamare “mia”. Poi gli anni sono passati e tutte le mie illusioni sono cadute. Ho due lauree in una materia che amo, la Storia dell’Arte, e una grande passione nel raccontarla. Durante tutta la mia carriera universitaria ho provato ininterrottamente a cambiare vita, a lasciarmi alle spalle qualcosa che non so perché mi frenava dall’essere davvero me stessa. Poi tutto è precipitato: il vortice, il caos. È difficile parlarne. Parlare di uno stato d'animo che nessuno vuole prendere sul serio, perché ti trasforma in qualcosa di spaventoso da cui tutti vogliono scappare. Di quella sofferenza che ti soffoca. Dell’ansia. Delle pareti che tremano e si chiudono sopra di te. Dell’ossessivo pensiero negativo, quello che ti fa dire sempre “non ce la farò mai”. Di questa sofferenza non ne ho mai parlato a nessuno. L’unica che ne sa qualcosa è la mia analista. Quella da cui mi sono trascinata, alla fine di un anno impossibile, quando finalmente ho trovato il coraggio di chiedere aiuto. Fu così che, in un pomeriggio buio di novembre, ricominciai a darmi una possibilità. A capire l’importanza di essere ascoltati, e a smettere di pensare di non essere mai al momento giusto. Da quel giorno, il percorso che mi ha portato a oggi è stato lungo e tortuoso. A volte mi è sembrato di avercela fatta, pochi istanti dopo pensavo già al contrario. Mi sono detta che prima o poi avrei trovato un lavoro nel mondo dell’arte. Eppure niente, nessuna risposta. Ho pianto tanto. Ho pianto perché mi sono ritrovata avviluppata nel mio incubo peggiore: l’insicurezza perenne e la paura di aver fallito. Intanto il tempo passava, e io avevo bisogno di stabilità per poter stare meglio davvero. È così che ho deciso di provare il Servizio Civile presso la Biblioteca Civica della mia città. A due passi da casa, in un posto che mi ha sempre fatto sentire bene, con un rimborso spese che - tutto sommato - non era neppure male. Ho fatto il concorso, ho vinto il mio posto. Il progetto si chiamava “Generazione Cultura”, ed era perfetto. Arte, cultura, vita. Ecco, quando si inizia il Servizio Civile, si pensa sempre a realizzare un progetto grandioso. La verità è che il lavoro da fare è sempre tanto, così tanto che non si ha poi molto tempo da dedicare alle idee personali. In un Paese in crisi, dove i soldi non sono mai sufficienti, la necessità è sempre tanta. Così ci siamo noi volontari, a dare una mano là dove serve. Si lavora, ci si migliora, si buttano giù bocconi amari e ci si prende delle piccole soddisfazioni. Si fa formazione e si comprende il vero significato del Servizio Civile: non un lavoro, ma una scelta di vita. Lo dissi allora, lo dico oggi: avere avuto la possibilità di fare Servizio Civile è stata una delle cose più belle che mi potessero succedere. Fissando piccoli obiettivi quotidiani, ho reso la mia esperienza indimenticabile. Non ho permesso all’esterno di trasformarla in un’attività noiosa e meccanica, mi sono data da fare attivamente. Il “grande progetto” iniziale non si è mai realizzato, ma le due mostre fotografiche che volevo curare, invece, sono diventate realtà. Sono state il mio successo personale, perché mi hanno insegnato che i grandi progetti non si realizzano dal nulla, ma da solide fondamenta. Servizio civile è cittadinanza attiva, ovvero non aspettare che qualcun altro ti dia ciò che cerchi. Fra tutte le cose che ho imparato in quest’anno di Servizio Civile, questo è sicuramente l’insegnamento più grande: non delegare mai agli altri la propria vita. In questi anni difficili, ho superato tante avversità. E quando pensavo di aver esaurito le speranze, ho trovato lungo la mia strada questa occasione e mi sono rimessa in gioco. Oggi non so se ho trovato il mio posto nel mondo, però so dove voglio andare e dove voglio arrivare. Se dovessi dire cos’è per me il Servizio Civile, direi che è stata soprattutto una direzione. Una via d’uscita, un nuovo sentiero da seguire, una diversa prospettiva. Un’insolita sicurezza, nella mia fragilità.

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