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Progetto Alice 2010 - Liguria

Elena  Gasparini, 25 gennaio 2012

Vi racconto il mio servizio civile...

Sono tante le cose da raccontare. Sono molti i bei ricordi e le esperienze vissute. Quest'anno di Servizio Civile per me è passato velocissimo. Ricordo ancora la giornata delle selezioni con tutte noi ragazze piene di sogni e di voglia di mettersi in gioco. Tutto è iniziato dalla telefonata di Cristina in cui mi ha comunicato che ero stata scelta per il progetto Alice. Ero felice di lanciarmi in questa esperienza e soprattutto in un servizio dedicato alle donne. Io mi sarei occupata del doposcuola rivolto a bambine straniere, figlie di immigrati. Per me questo progetto ha rappresentato la realizzazione concreta di ideali e valori in cui credo e ho sempre creduto: l'accoglienza e la solidarietà femminile. Anche se ormai il mio viaggio in Caritas sta volgendo al termine, ho mantenuto quell'entusiasmo sincero di quando ho cominciato.

E' stato un anno pieno, faticoso ma, allo stesso tempo, ricco di emozioni e di soddisfazioni. Consiglierei a tutti di vivere quest'esperienza: lavorare nel sociale è veramente gratificante. Il 2011 mi ha maturato molto come persona e poi mi ha confermato di essere nella direzione giusta. Ognuno, nel suo piccolo, può contribuire ad aiutare le altre persone e scoprire che, dando una mano agli altri, fa bene prima di tutto a se stesso.

Le prime settimane sono state dedicate alla formazione, il servizio del doposcuola è un progetto che si è strutturato nel corso dei mesi. Io e Micòl abbiamo cominciato con Lin e Julissa, – che ormai sono giovani donne – e siamo arrivate a seguire una quindicina di ragazzi. E' un progetto che è cresciuto con noi, piano piano, con impegno e serietà siamo riuscite ad offrire un servizio a tante persone che ne avevano veramente bisogno.

Con l'estate è partito anche il nostro corso di alfabetizzazione per donne straniere. Il volantinaggio e soprattutto il passaparola tra le signore è stato il modo più rapido per fare conoscere anche questo servizio. Per approcciarmi all'insegnamento, oltre al sorriso e alla gentilezza, penso che l'arma vincente sia stato l'uso del gioco e della semplicità. L'attività ludica è il miglior campo di esperienza: con il gioco ogni cosa diventa più facile e si impara più volentieri. Permette di superare la timidezza, le diversità culturali e linguistiche e di divertirsi insieme. In questo senso mi ha aiutato molto il disegno. Le immagine, gli scarabocchi, gli schemi colorati fatti direttamente da me, o dai ragazzi, si sono rivelati utili per spiegare lezioni di storia, di geografia, di scienze e di tecnologia.

Anche dopo l'orario di lavoro, spesso pensavo a nuove strategie di gioco-studio da mettere in pratica..

Anche il corso di italiano è stata un esperimento ben riuscito. Molte signore hanno scelto di venire al nostro corso perché i gruppi erano formati da sole donne. La maggior parte, infatti è di nazionalità marocchina e, per motivi culturali e religiosi, preferiva seguire lezioni a sola utenza femminile. Senza comunicazione non c'è integrazione. Ho insegnato loro i suoni del nostro alfabeto, le lettere, le parole e, a quelle del corso intermedio, la costruzione del periodo per potersi esprimere nella quotidianità. In cambio ho ricevuto tantissimo: il confronto di culture apparentemente molto lontane, ma in realtà molto vicine, allarga gli orizzonti e moltiplica i punti di vista. Lavorare con gli altri e per gli altri è un modo di pensare, un modo di essere che non si impara sui libri di scuola. E' un sentimento che nasce da dentro e che desideri possa diventare concreto.

Quest'esperienza è stata davvero completa e istruttiva sotto tutti punti di vista.

Ho cercato di dare il massimo mettendoci tanta passione e facendo qualche sacrificio. A distanza di un anno sono felice e orgogliosa dei traguardi raggiunti. Per me il servizio civile nazionale è stata una scelta consapevole. E quando parlo di scelta intendo una convinta intenzione di continuare il mio percorso all'interno di un grande progetto. 

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