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A Lourdes per accogliere e condividere - Campania

Nicoletta  Vanore, 06 ottobre 2011

A febbraio di quest'anno ho cominciato la mia esperienza di Servizio Civile presso l'Unitalsi di Caserta, dunque l'associazione la cui missione è principalmente il trasporto degli ammalati a Lourdes e in altri santuari internazionali ma che con altre iniziative, tra le quali e, per l'appunto, l'impiego dei volontari in Servizio Civile assicura una presenza continua ai disabili e agli anziani oltre al momento del pellegrinaggio.

Alle persone oggi posso raccontare che il mio compito è quello di essere gli occhi dei non vedenti, le gambe dei paralitici, la voce di chi ha disturbi del linguaggio, l'orientamento di chi non riesce a memorizzare le strade, che ho visto uomini non poter camminare e donne non poter più guardarsi allo specchio e che sono partita per Lourdes e lì ho dato da mangiare ad una giovane della mia età paralizzata a letto dalla nascita o comunque da molto piccola, ho accarezzato la mano di una bambina spastica che piangeva a letto perché la mamma si era allontanata e mentre l'accarezzavo mi ha regalato un sorriso, ho retto di notte le gambe ad una donna che aveva dolori atroci. Non avevo il telefono, non avevo Internet, mi svegliavo la mattina senza dover pensare a cosa indossare, mettevo la divisa e senza trucco correvo al Salus dove G, la giovane paralizzata, dal letto sussurrava ma gridava il nomignolo con cui si divertiva a chiamarmi...

Oggi racconto di M., una giovane quasi trentenne che sulla sua sedia a rotelle la prima volta che c'incontriamo mi dice che quando ha visto che ci sono persone che non possono usare, oltre alle gambe, anche le braccia o la lingua e i malati terminali non ha pensato più a ciò che le mancava ma a ciò che aveva e al grande dono della vita e mi ha detto: "Oggi io posso!".

R, trentenne in carrozzina e con disturbi del linguaggio, quando ha saputo che oggi sarei stata qui ha borbottato qualcosa che non saprei ripetervi mentre si batteva la mano sul petto come a dire "Me, me". Lei sa che nelle relazioni mensili da inviare alla sede centrale del servizio parlo di lei e degli altri ed era contenta perché qui oggi a Roma c'è lei, ci sono loro.

Ma non ci sono solo loro; c'è Nicoletta, che sono io, e Francesco, l'altro volontario del progetto La solitudine condivisa nella sottosezione casertana dell'Unitalsi.

Siamo due giovani con un sogno in campi diversi: io ho studiato psicologia e lui è un musicista...

Ci confrontiamo, ci aiutiamo, parliamo dei nostri amici disabili e di noi, ci facciamo domande, a volte ci sentiamo troppo pieni ed altre ci chiediamo in cosa stiamo mancando, a volte vorremmo andare via prima e altre volte passa il tempo senza che ce ne accorgiamo, certe volte ci sentiamo così impotenti di fronte alla sofferenza ed altre volte ci sentiamo forti e consapevoli dell'utilità di quello che stiamo facendo. Sempre ci diciamo quanto siamo cambiati da quando abbiamo cominciato il Servizio Civile...

L'esperienza forte di amore e condivisione a Lourdes e l'incontro quotidiano con la disabilità che probabilmente non avremmo mai fatto se non avessimo fatto il Servizio Civile non ci può lasciare così come eravamo prima. Oggi certi cambiamenti mi sembra ovvio si siano realizzati ma vi assicuro all'inizio ne ero completamente inconsapevole ...

L'"Oggi io posso" di M. è la giusta sintesi dell'insegnamento che ho ricavato dal Servizio.

Oggi io posso come donna, cittadina casertana, italiana, nella difesa civile della mia patria e queste mie parole spero possano ben rappresentare tutti i giovani di cui meno si parla.... la parte buona, che è la maggioranza, e che troppo spesso non ha voce...

Ci si riempie Ia bocca dicendo che i giovani sono il futuro ma i giovani sono anche il presente che va curato, indirizzato e messo alla prova affinché sia il preludio di un buon futuro.

Il Servizio Civile è stata l'esperienza dell'imparare facendo, del divenire facendo e noi giovani di questo abbiamo bisogno, di esperienze in cui possiamo acquisire la certezza del nostro potere di cambiamento. Abbiamo bisogno di credere che il precariato e la disoccupazione non siano per noi limiti insuperabili, noi giovani del Sud abbiamo bisogno che ogni tanto si spengano i riflettori dalla camorra e dalla monnezza e che ci guardino mentre facciamo qualcosa di buono perché l'indifferenza e il pregiudizio non ci immobilizzino, noi giovani abbiamo bisogno di occasioni per sbagliare ad anche di sbattere di fronte a situazioni-limite, difficili, che nel mio caso è stato l'incontro con la disabilità, e che ci permettono di uscire dal nostro orticello protetto e allargare i nostri confini mentali.

Abbiamo bisogno di svolgere le nostre attività insieme agli altri giovani per imparare a lavorare in squadra, a perseguire un obiettivo comune e soprattutto a condividere valori ed ideali.

Ho cominciato il Servizio Civile per pagarmi la scuola di specializzazione post- laurea e lo finirò che sono ricca di energia, di motivazione, di voglia di migliorare, di potere di cambiamento non più solo per la mia vita ma anche per gli altri.

Ora che ho scoperto il senso del noi, credo che quel che posso dire pensando a tutti i Volontari è che ora ci è ben chiaro cosa significhi cittadinanza attiva perché il Servizio Civile ci fatto sperimentare quali cittadini attivi, ci ha permesso di ESSERE. 

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