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Storiche sentenze (Cipriani, 2004)

Storiche sentenze

Diego Cipriani

"Mosaico di pace" dicembre 2004, pp 20-21

 

Storiche. E numerose.
Le sentenze della Corte Costituzionale hanno pienamente
riconosciuto la cittadinanza del Servizio Civile tra le forme
della difesa del Paese.
Di più. E ha ribadito che esiste una difesa civile accanto alla difesa
tradizionale, militare.

 

Dopo quasi vent'anni dalla storica sentenza della Corte Costituzionale, che dichiarò il Servizio Civile come forma di difesa della patria, la stessa Corte è tornata sull'argomento nel luglio scorso con un'altra sentenza, la n. 228. Ma procediamo con ordine.

Nel 1985 la Corte, presieduta allora da Leopoldo Elia e come relatore Giovanni Conso, aveva sentenziato che tra l'articolo 52 della Costituzione (quello del "sacro dovere" di difendere la patria) e la legge sull'obiezione di coscienza non v'era contrasto, in quanto la difesa della patria può essere espletata sia attraverso una difesa armata sia attraverso una difesa non armata. Così, il Servizio Civile degli obiettori di coscienza "non si traduce assolutamente in una deroga al dovere di difesa della Patria, ben suscettibile di adempimento attraverso la prestazione di adeguati comportamenti di impegno sociale non armato".

Dalla sentenza al comitato

Fu una sentenza storica, quella, cui seguirono altre sette che demolirono la legge del 1972, che aveva riconosciuto l'obiezione al servizio militare. Non a caso il Parlamento ne dovette tener conto quando, nel 1998, approvò finalmente la nuova legge sull'obiezione di coscienza nella quale, all'articolo 1, si dice esplicitamente, ricalcando quella famosa sentenza, che il Servizio Civile è "diverso per natura e autonomo dal servizio militare, ma come questo rispondente al dovere costituzionale di difesa della Patria".

Il legislatore, in quella stessa legge, si era spinto oltre, prevedendo anche la possibilità per gli obiettori di essere coinvolti in "forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta". Ma solo nel maggio scorso, a sei anni dalla legge, il governo di centro-destra costituirà un "Comitato" incaricato dal ministro Giovanardi di affiancare l'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (la struttura della Presidenza del Consiglio che gestisce l'intero siste-ma del Servizio Civile in Italia) per realizzare quanto previsto nel '98.

Dentro anche le regioni

Ma torniamo alla Corte Costituzionale.

Nel 2001 il Parlamento a maggioranza centrosinistra, dopo aver deciso di sospendere la leva obbligatoria, approva la legge n. 64 che istituisce il "Servizio Civile nazionale", un servizio volontario al quale già da tre anni possono accedere anche le ragazze. Nel primo articolo di quella legge si ribadisce che il Servizio Civile concorre, "in alternativa al servizio militare obbligatorio, alla difesa della Patria con mezzi e attività non militari". La legge, e gli atti normativi successivi, prevedono inoltre il coinvolgimento delle regioni nella gestione del Servizio Civile, pur mantenendo la competenza ultima a livello nazionale.

E qui nascono i problemi. Infatti, la Provincia Autonoma di Trento è ricosa alla Corte Costituzionale denunciando l'interferenza delle norme del Servizio Civile sui poteri e le competenze attribuite dal federalismo alle Regioni, arrivando anche a sostenere la non riconducibilità del Servizio Civile, così come previsto dalle nuove norme, al concetto di difesa della patria.

L'assise presieduta da Gustavo Zagrebelsky, e avente come giudice relatore Fernanda Contri, ha in pratica dato torto alla Provincia di Trento ricordando che la Costituzione attribuisce allo Stato la competenza non solo in materia di "Forze Armate" ma anche di "difesa" e aggiungendo che "accanto alla difesa militare, che è solo una forma di difesa della Patria, può ben dunque collocarsi un'altra forma di difesa, per così dire, civile, che si traduce nella pre-stazione dei già evocati comportamenti di impegno sociale non armato". Insomma, per i giudici della Consulta il Servizio Civile "partecipa della medesima natura del servizio militare, quale prestazione equivalente a quest'ultimo e riconducibile alla stessa idea di difesa della Patria". Gli stessi giudici, infine, non escludono che le regioni possano istituire un proprio Servizio Civile regionale, distinto da quello nazionale e nella sostanza diverso da esso perché non avente nulla a che fare col dovere di difesa.

Un nuovo autorevole supporto, dunque, per quanti da anni si sforzano di coniugare la difesa e la sicurezza con la nonviolenza.

 


Domande di obiezione di coscienza
(anni 1972-2003)

1972
1973      200
1974      400
1975      500
1976      900
1977    1.100
1978    1.500
1979    2.000
1980    4.000
1981    7.000
1982    6.917
1983    7.557
1984    9.093
1985    7.430
1986    4.282
1987    4.986
1988    5.697
1989   13.746
1990   16.767
1991   18.254
1992   23.490
1993   28.910
1994   33.339
1995   44.342
1996   47.824
1997   57.284
1998   72.169
1999  108.371
2000   62.524
2001   64.059
2002   54.882
2003   43.224
(Fonti: Ministero della Difesa, Ufficio nazionale per il Servizio Civile)

 



 

 

Data ultimo aggiornamento: 20/10/2014
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