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Quale difesa civile non armata e nonviolenta altenativa alla difesa militare? (Cavagna)

QUALE DIFESA CIVILE NONARMATA E NONVIOLENTA (legge 230/98 art. 8, 2e) ALTERNATIVA ALLA DIFESA MILITARE? (legge 64/01 art. 1, a)


P.Angelo Cavagna

 

Anzitutto ringrazio il presidente del Comitato Consultivo per la Difesa Civile Non armata e Nonviolenta, prof. Pierluigi Consorti, per avermi invitato ad offrire il mio contributo per il lavoro che dobbiamo fare, considerando più urgenti gli apporti sulla formazione, specie "quelli relativi alla elaborazione di una teoria generale sulla DCNAN".

Tempo fa, nel pieno della tensione tra supposti favorevoli ad una Difesa Civile ispirata semplicemente al "principio di solidarietà" e gli altri favorevoli ad una "difesa diversa e contraria a quella militare", proposi una mediazione fra le due posizioni, ritenendole valide ambedue, ma considerando nostro compito specifico la seconda.

Ribadisco questa posizione. Non si può negare che la solidarietà con le persone in difficoltà, per i più vari motivi, sia autentica difesa. Mi risuonano dentro espressioni colte sulla bocca di anziani assistiti da obiettori di coscienza del GAVCI di cui sono presidente. Una signora: "Io non sapevo che esistesse né cosa fosse l'obiezione di coscienza. Ma, adesso che ho conosciuto gli obiettori, per me è la cosa più bella che ho visto al mondo". Un signore, al tempo in cui il presidente Cossiga aveva bloccato la legge di riforma per gli obiettori, mi fermò per strada a Bologna: "Come mai ce l'han su così tanto con gli obiettori che son tutti così bravi?"; risposi "forse, proprio tutti no"; replicò: "Io ne ho avuti diversi in questi anni; sono tutti uno più bravo dell'altro"; replica mia: "ciò mi fa piacere".

Da notare, però, che se il servizio immediato era l'assistenza domiciliare agli anziani soli, o l'accoglienza degli immigrati ecc., la formazione degli obiettori, da parte mia, ma anche di tanti altri enti come la Caritas, era centrata sulla cultura di pace, la Difesa Popolare Nonviolenta, l'obiezione al "sistema militare", l'interposizione nonviolenta in zone di conflitto in Italia e all'estero. Il Ministero della Difesa si rese conto di questa crescita di cultura di conseguente a ciò. Per risposta, eliminò le 2000 lire di aggiunta per ogni giorno di corso di formazione (non certo cifre da tangentopoli!), con la scusa che non c'erano più soldi. Alle mie rimostranze, un funzionario mi bisbigliò all'orecchio: "Cosa insegnate voi a questi corsi?". Risposi "Le teorie di Von Klausevitz sulla guerra come continuazione della politica in altre forme!"

Scherzi a parte, sembrava giusto partire dalla radice del servizio civile: la dichiarazione di obiezione di coscienza al servizio militare. Emblematico, da questo punto di vista, il seguente passaggio della relazione di don Vittorio Nozza, direttore della Cari-tas Italiana, tenuta il 4 maggio 2003ad Albisola Superiore (Savona) nel convegno su "San Massimiliano obiettore martire del 295 d.C.": "Fino ad ora, proprio perché alla fin fine si doveva solo ‘impiegare' obiettori, i temi della pace, della nonviolenza e dell'obiezione di coscienza rischiavano di rimanere, nella migliore delle ipotesi, sullo sfondo, come contenuti della formazione, talvolta come oggetto di attività di sensibilizzazione, quasi mai come fattori qualificanti il progetto stesso. Proprio perché - continua don Nozza - il mandato pastorale della Caritas e delle altre realtà ecclesiali è pedagogico in relazione alla pace ed alla nonviolenza, questa attenzione educativa diventa il fattore determinante e qualificante del progetto di servizio civile volontario. Da questo punto di vista, a prescindere dai vincoli o dalle opportunità di legge, le realtà convenzionate, in quanto tali, hanno il compito e il dovere di elaborare proposte progettuali che abbiano chiaramente la valenza educativa alla pace, all'obiezione di coscienza e alla nonviolenza".

In questo quadro, anche a prescindere dal contesto ecclesiale, considero assolutamente sviato il progetto di legge che all'inizio di maggio l'on. Realacci ha rilanciato sul "servizio civile obbligatorio", ignorando totalmente l'alternativa alla difesa militare.

Non si può negare e nemmeno sottovalutare che se oggi esiste il servizio civile, ciò è dovuto al fenomeno degli obiettori di coscienza al servizio militare, decisi a subire processi e anni di galera. Ma fenomeni storici nonviolenti sono esistiti fin dall'antichità, in varie culture e religioni, ebraico-cristiana compresa. Nel secolo scorso si sono avuti episodi nonviolenti meravigliosi: Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela, Benigno Aquino e poi la moglie Cory, Rodolfo Seguel in Cile, Perez Esquivel in Argentina, Aldo Capitini e tanti altri teorici e testimoni della lotta nonviolenta. Non a caso oggi aumentano i centri studi, le facoltà universitarie e gli assessorati o ministeri per la pace, soprattutto gli enti e i movimenti per la pace, fino a formare la Rete dei Corpi Civili di Pace, la Rete dei Caschi Bianchi ecc. con una quantità di lotte e anche soluzioni nonviolente in zone di conflitto, nelle parti più varie del mondo, anche se se ne parla poco. Anzi, è questa società civile organizzata che andrebbe sostenuta per prima, anche finanziariamente, come è stato suggerito all'UNSC dal Comitato Consultivo per la Difesa Civile Non armata e Nonviolenta, ma finora senza riscontro.

Nella Chiesa Cattolica è in atto una "svolta teologica" e anche "magisteriale" in tal senso. Per i teologi basti citare il teologo p. Luigi Lorenzetti, dehoniano, direttore della Rivista di Teologia Morale: "L'evoluzione del pensiero cattolico nella riflessione teologica...porta alla delegittimazione di ogni guerra, sia di offesa che di difesa... Non ci sono aggettivi (giusta, necessaria) che la possano riscattare. La teoria della guerra giusta è caduta dal suo interno, addirittura prova oggi il contrario... La guerra non è la continuazione della politica, ma il suo fallimento" (Dizionario di teologia della pace, EDB 1977, p. 128).

Per il magistero ecclesiale ricordiamo papa Giovanni Paolo II, recentemente passato a miglior vita. Egli ebbe espressioni di rifiuto totale della guerra ("è destinata a finire tra i ferri rotti della storia") ed è stato in netto contrasto con l'intervento armato in Iraq.

È vero, come ha ricordato il ministro Giovanardi, che egli ha avallato l'intervento armato in Kossovo. Purtroppo, quello che sembrava un intervento giusto secondo la dottrina della guerra giusta, è stato invece tutto un imbroglio; e la fonte è inoppugnabile: "Comunque, in Kossovo, abbiamo difeso gli interessi americani", non i kossovari (parole testuali di Magdaleine Albright, Segretaria di Stato dell'amministrazione Clinton, dopo la salita al potere di Bush). Non parliamo dell'Iraq: guerra fondata su montagne di bugie!

Sempre dal punto di vista ecclesialemagisteriale, trovo nel nuovo Catechismo degli Adulti della CEI (16 aprile 1995), dal titolo "La verità vi farà liberi", il pronunciamento più chiaro e completo sia sulla eliminazione di ogni guerra o del "sistema di guerra" sia sulle prospettive di costruzione di un vero "sistema di pace". Mi limito a citare il testo: credo che i politici e gli intellettuali avrebbero solo da guadagnare, per sé e per i loro popoli, a prenderne coscienza e a tradurlo coerentemente in politica: "Oggi l'accresciuta consapevolezza riguardo alla dignità dell'uomo, ancorché criminale, induce ad abolire la pena di morte" (p. 491); "abolire la guerra: è il mezzo più barbaro e più inefficace per risolvere i conflitti. Il mondo civile dovrebbe bandirla total-mente... Si dovrebbe togliere ai singoli stati il diritto di farsi giustizia da soli con la forza, come già è stato tolto ai privati cittadini e alle comunità intermedie" (p. 493); "Appare pertanto urgente promuovere nell'opinione pubblica il ricorso a forme di difesa nonviolenta.

Ugualmente meritano sostegno le proposte tendenti a cambiare struttura e formazione dell'esercito per assimilarlo a un corpo di polizia internazionale" (p. 394); "Oggi i confini degli stati sono attraversati da un flusso continuo di uomini, informazioni, capitali, merci, armi. L'interdipendenza cresce in ampiezza e spessore... La pretesa dei singoli stati sovrani di porsi come vertice della società organizzata sta diventando anacronistica. Si va verso forme di collaborazione sistematica, si moltiplicano le istituzioni internazionali, si auspicano forme di governo sopranazionale con larga autonomia delle entità nazionali" (pp. 528-529).

Mi permetto a questo punto, di segnalare una sintesi essenziale e abbastanza completa del mio pensiero in argomento, contenuta nel libro Strategie di pace. Dodici vie praticabili alla pace, pubblicato dalla EMI (Editrice Missionaria Italiana) insieme a un video intitolato Tiziano Terzani - il kamikaze della pace (gennaio 2005).

Purtroppo, la cultura dominante a livello di politici, intellettuali e gente comune ha ancora un concetto passivo e utopistico della pace. Al contrario, i grandi pacifisti sono stati grandi lottatori di pace, come ha detto ancora papa Giovanni Paolo II: "Il ‘900 è stato il secolo più insanguinato della storia. Chi ha salvato l'onore dell'umanità sono stati i nonviolenti, che hanno pagine storiche magnifiche" (messaggio del 1 gennaio 2000).

È possibile e urgente costruire la difesa civile non armata e nonviolenta, alternativa a quella militare!

 

Data ultimo aggiornamento: 20/10/2014
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