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La difesa civile è entrata nel Palazzo del Governo (Cipriani, 2004)

La difesa civile è entrata nel Palazzo del Governo

Diego Cipriani

"Azione Nonviolenta" giugno 2004

L'11 maggio 2004 può essere considerata una data "storica" per il movimento pacifista e nonviolento italiano, perché in quel giorno, a Pa-azzo Chigi, si è insediato il "Comitato di consulenza per la difesa civile non armata e nonviolenta". Sedici persone che Carlo Giovanardi, ministro per i rapporti col Parlamento e con delega al servizio civile, ha convocato per dare attuazione a quanto previsto dalla legge 230 del 1998 sull'obiezione di coscienza (Biagio Abrate, Generale; Marta di Gennaro, Protezione Civile; Paolo La Rosa, Ammiraglio; Giovanni Ricatti, Ministero dell'Interno; Maria Antonietta Tilia, Ufficio nazionale per il servizio ci-vile; Paolo Bandiera, Associazione Italiana Sclerosi Multipla; Giorgio Bonini, Centro servizi volontaria-to; Padre Angelo Cavagna, Gavci, movimenti nonviolenti; Pierluigi Consorti, Professore Scienze per la Pace; Diego Cipriani, Consulente Ufficio nazionale per il servizio civile; Sergio Giusti, Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze; Giovanni Grandi, Associazione Papa Giovanni XXIII; Roberto Minervino, Lega Obiettori di Coscienza; Rodolfo Venditti, Magistrato di Cassazione, Aldo Bacchiocchi, Direzione ANCI e Antonino Drago, esperto in materia di difesa popolare nonviolenta, che è stato nominato Presidente del Comitato).

Ed è proprio da quella legge che bisogna partire per capire il significato di questa data "storica". La legge che riformò la 772/72 (la prima legge che ha ammesso in Italia l'obiezione di coscienza al servizio militare) prevedeva, tra i compiti dell'Ufficio nazionale per il servizio civile, la struttura cioè della Presidenza del Consiglio che gestisce l'intero sistema del servizio civile nel nostro Paese, anche quello di "predisporre, d'intesa con il Dipartimento della protezione civile, forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta".

Come si sa, la legge nulla aggiungeva a questa previsione. Non è dunque strano che solo dopo sei anni dall'entrata in vigore di quella legge (grazie alla quale per la prima volta nella legislazione italiana è entrata la parola "nonviolenza" - tutto attaccato, beninteso!), lo Stato ha cominciato ad applicare quanto previsto. Nel decreto istitutivo del Comitato si dice esplicitamente che si è ravvisata "la necessità di operare una ricognizione sulle esperienze più significative in materia di difesa civile non armata e nonviolenta, nonché di individuare indirizzi e strategie da parte dell'UNSC per la migliore attuazione" di quanto previsto dalla legge. Per far fronte a questa necessità, viene appunto costituito il Comitato "con il compito di elaborare analisi, predisporre rapporti, promuovere iniziative di confronto e ricerca" che poi l'UNSC possa utilizzare per i suoi compiti.

Nella composizione del Comitato, che inevitabilmente ha finito col lasciar fuori qualcuno, s'intravede la volontà di guardare a questo come a un "tavolo di lavoro" attorno al quale siedono i diversi soggetti che, a vario titolo, sono impegnati nel vasto campo della difesa del Paese. Mi pare che questo costituisca una novità assoluta e che sia in qualche modo il frutto di anni di lavoro, di atti e campagne di disobbedienza, di pressioni "ai fianchi" delle istituzioni, a partire dalla famosa sentenza della Corte Costituzionale che nel 1985 dichiarò la piena legittimità del servizio civile e la sua piena parità, ai fini del dovere costituzionale di difesa della patria, col servizio militare. Introducendo così nella giurisprudenza italiana il principio di forme di difesa alternative a quella militare, come sancito poi dalla stessa legge n. 64 del 2001 che ha istituito il servizio civile nazionale (volontario) finalizzato a "concorrere, in alternativa al servizio militare obbligatorio, alla difesa della Patria con mezzi ed attività non militari".

Certamente la costituzione di una commissione non è sufficiente per far gridare "vittoria" ai nonviolenti né per vedere realizzata a livello istituzionale una forma di difesa alternativa a quella militare. Né basta una prima riunione per capire quale sarà lo sviluppo di questo Comitato e, soprattutto, quali saranno le ricadute sulla realizzazione, da parte dell'Ufficio nazionale, di quelle "forme di ricerca e di sperimentazione" di difesa alternativa previste dal legislatore.

Indubbiamente interessante è il tentativo di tener legati insieme i temi della nonviolenza e della difesa alternativa con la prassi del servizio civile, anche dopo la sospensione della leva obbligatoria che tra qualche mese vedrà anche la "fine" dell'obiezione di coscienza al servizio militare, almeno nelle forme e modalità che abbiamo visto negli ultimi trent'anni in Italia. Il che potrebbe aprire prospettive tanto attese, quali quelle di una formazione "di base" alla DPN o la costituzione dei corpi civili di pace oppure la possibilità di contribuire anche finanziariamente a forme di difesa alternative. L'ottimismo, seppur moderato e prudente, è d'obbligo.

 

Data ultimo aggiornamento: 20/10/2014
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