Cina
Per secoli la Cina è stata una civiltà che ha primeggiato nel campo delle arti e della scienza, subendo un arresto nel XX secolo, colpita da carestie, sconfitte militari ed occupazione straniera. Due guerre civili fra nazionalisti e comunisti (1927-1937 e 1945-1949) e l'invasione giapponese (1937-1945) termineranno con la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese di Mao Zedong il primo ottobre 1949. Durante la seconda metà del Novecento si afferma un sistema socialista autocratico ed una linea economica che inizialmente segue il modello sovietico, caratterizzata dal tentativo di realizzare un'economia pianificata centralizzata. Il piano economico e sociale messo in atto dalla Repubblica Popolare Cinese dal 1958 al 1960, che si proponeva di mobilitare la vasta popolazione cinese per riformare rapidamente il paese, trasformando il sistema economico rurale, fino ad allora basato sui contadini, in una moderna ed industrializzata società si è rivelato un disastro economico, tale da condizionare la crescita del paese per anni, addirittura gli si attribuisce la responsabilità della gravissima carestia del 1960 in cui morirono dai 14 ai 43 milioni di persone. Dal 1966 Mao Zedong, già estromesso de facto dagli incarichi dirigenziali dalla dirigenza del Partito Comunista Cinese, lancia la Rivoluzione Culturale, volta a frenare l'ondata riformista promossa in seno al partito. Il periodo di caos che ne seguì si interruppe solo nel 1969. Nel 1976 la morte di Mao ha permesso di chiudere la Grande rivoluzione culturale; dopo il 1978, Deng Xiaoping e i successivi leader si sono focalizzati su uno sviluppo economico orientato al mercato, una scelta che ha portato a quadruplicare la produzione.
La Cina è una Repubblica Socialista in cui tutte le cariche dello stato provengono dal Partito Comunista Cinese; l'Assemblea Nazionale del popolo è l'organo supremo del potere statale ed è formato da 2979 membri eletti ogni 5 anni.
La Repubblica Popolare Cinese, nonostante le riforme e la conversione al libero mercato degli ultimi 15 anni, non ha introdotto alcuna libertà dal punto di vista politico. La situazione dei diritti umani nella Repubblica Popolare Cinese continua a subire numerose critiche da parte della maggior parte delle associazioni internazionali che si occupano di diritti umani che riportano numerose testimonianze di abusi ben documentati in violazione delle norme internazionali. Il sistema legale è stato spesso criticato come arbitrario, corrotto e incapace di fornire la salvaguarda delle libertà e dei diritti fondamentali. La Cina è il paese al mondo in cui si eseguono più condanne a morte, sebbene le autorità si rifiutino di rendere pubblica alcuna statistica ufficiale. Riguardo le condanne eseguite nel 2007, Amnesty International ha raccolto notizie su 470 esecuzioni, ma ne stima un totale di almeno 6000 nell'arco. Tuttavia Amnesty International afferma che in Cina sono 68 i crimini punibili con la pena di morte, inclusi reati non violenti come l'evasione fiscale, l'appropriazione indebita, l'incasso di tangenti e alcuni reati connessi al traffico di droga.
Il governo cinese si è frequentemente macchiato di violazioni dei diritti umani nei confronti di minoranze etniche e religiose e dissidenti politici: l'esempio più celebre è l'occupazione armata del suolo tibetano, oltre che il sopracitato esempio della setta del Falun Gong. Un'altra accusa di lesione dei diritti umani rivolta al governo cinese è la pianificazione famigliare obbligatoria, voluta dallo stesso Mao Zedong e tuttora impiegata. La legge che la regola, in vigore dal 1979, è la "Legge eugenetica e protezione della salute", altrimenti detta ‘'Legge del figlio unico". La legge prevede ufficialmente un figlio nelle zone urbane, e due in quelle rurali. I trasgressori potranno portare a termine un'eventuale gravidanza dietro pagamento di un'ingente multa, oppure saranno obbligati a rinunciare al figlio.
Per quanto riguarda l'economia cinese, le riforme sono iniziate negli anni '70 con la pianificazione dell' agricoltura collettiva fino alla graduale liberalizzazione dei prezzi, il decentramento fiscale, la maggior autonomia alle imprese statali, la rapida espansione di un settore non statale e l'apertura al commercio e agli investimenti esteri. In questo modo il PIL del paese è cresciuto di dieci volte a partire dal 1978, anche se il reddito pro-capite è ancora medio-basso. L'adesione della Cina all'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) avvenuta nel dicembre del 2001 rappresenta senza dubbio una pietra miliare per la Cina e per il commercio internazionale. La Cina è riuscita a persuadere gli altri Stati membri della WTO che senza la propria partecipazione, la WTO non può essere davvero considerata un'organizzazione mondiale. Il tasso di crescita annuo è pari all'11,4% (secondo dati UNDP 2007): il settore maggiormente sviluppato è quello industriale (49%) mentre i servizi costituiscono il 40% del PIL e l'agricoltura solo l'11%. La Cina è all'81 posto nella classifica dello UNDP con un indice di sviluppo umano pari a 0,777; la popolazione che ancora vive sotto la soglia di povertà raggiunge l'8% e il 35% della popolazione vivrebbe con meno di 2$ al giorno.
Progetti 2009 (.doc)
Progetti 2010 (.pdf)



